Luce nuova

E’ successo di nuovo. Oggi sento la primavera. Ed è il 4 febbraio.
Dovrei lavorare, che c’ho un sacco di roba da fare, ma siccome certe abitudini sono dure a morire, invece di far quel che dovrei fare scrivo. Ora avrei voglia di provare a descrivere la sensazione di imminente primavera che dico sempre di percepire nei momenti più strambi, tipo oggi. Ci provo.

Ai tempi del liceo, c’era un periodo dell’anno che aspettavo con tanta gioia. Era il periodo in cui i miei andavano in settimana bianca, portandosi dietro mia sorella, e la casa si sottometteva alla mia solenne autocrazia per sette giorni. E diventava il CSOA Matteucci.
E soprattutto negli ultimi 2 anni di liceo, quando ormai eravamo maggiorenni, sarò andata a scuola due volte in croce in quella settimana (MAI prima della quarta ora) col solo fine di bandire inviti a chi c’era, che si organizzavano festini tutte le sere. Bei tempi.

Ora, io ricordo che il periodo in cui i miei andavano a sciare era verso la fine dell’inverno, direi a cavallo tra febbraio e marzo. E in questo periodo capitavano sempre quei giorni di sole acceso, magari ancora pallido, ma da me percepito insolitamente più tiepido e luminoso del solito. Giorni di aria fredda, ma scaldati da questa luce nuova, alla quale non siamo più abituati dopo mesi e mesi di grigiume padano.  Quei giorni, in qualche modo, sono sempre stati in grado di accendermi una scintilla, un’elettrizzante eccitazione all’idea che il peggio era passato, che la nebbia e il gelo sarebbero presto finiti, che presto le giornate terse sarebbero state sempre più frequenti e quanto prima sarebbero tornati i colori.
E quindi un giorno di questi – mi pare fosse il primo lunedì in cui i miei erano in montagna – io me ne andavo giù per via Marconi in bicicletta, probabilmente in un ritardo consapevole, probabilmente per entrare dal retro del Minghetti dalle scale antincendio, e osservavo tutta contenta la luce nuova di questa giornata di fine inverno, pensando che nel pomeriggio sarei andata ai giardini Margherita a godermi questo nuovo tepore, e alla sera sarebbero venuti a cena i miei amici a fare festa da me.
Avevo dentro di me questa sensazione gioiosa di essere sopravvissuta all’inverno, di pericolo scampato, e questa sensazione era accentuata dal fatto che mi sentivo libera, libera di stare in una casa grande piena di comfort senza che nessuno mi rompesse i coglioni, libera di potermi firmare una giustificazione di assenza da sola, libera di autogestirmi i tempi e gli spazi, totalmente indipendente da tutti.

Ecco, questa per me è la primavera, e questa è ancora la sensazione che provo in certi momenti. Con la mente ritorno all’instante neodiciottenne, sulla bicicletta in via Marconi, con un sorriso che va da un orecchio all’altro, pedalante verso la scuola, menefreghista, svogliata e cazzona, come nell’intimo sono sempre stata e sempre sarò.

lucenuova

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